What is a Glacier? Prepararsi alla fine del mondo come lo conosciamo

Negli ultimi quindici anni lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost ha provocato un innalzamento del livello medio dei mari. Le temperature sono aumentate generando incendi, siccità, tsunami e ondate di calore che hanno provocato devastazioni senza precedenti. L’impatto che il cambiamento climatico sta avendo sul nostro mondo fisico è ormai chiaro e manifesto a chiunque (sì, è il caso di ringraziare anche Greta Thunberg e il movimento Fridays For Future per questo, oltre al New York Magazine). C’è però un fenomeno che è stato in parte ignorato dagli studi ambientali: si tratta dell’impatto che queste situazioni stanno avendo sulla salute mentale della popolazione mondiale.

Un numero crescente di prove dimostra che il cambiamento climatico e i suoi effetti sono collegati a tassi elevati di depressione, ansia, pensiero suicida, stress post-traumatico e una serie di emozioni negative tra cui rabbia, disperazione e senso di perdita. Per definire questo fenomeno è stato persino coniato un termine: “cordoglio climatico” (climate grief).

Sophie Yanow è una fumettista e attivista americana emigrata in Canada che sulla sopravvivenza dell’umanità ha riflettuto parecchio. Graphic reporter per The Nib e il Guardian, in un momento di pausa dalla sua attività di giornalistica ha realizzato nel 2017 What is a Glacier? (letteralmente Cos’è un ghiacciaio?) un breve fumetto uscito per l’etichetta indipendente Retrofit/Big Planet. Una storia autobiografica, sorprendentemente acuta e pregnante, sul cordoglio e l’ansia climatica, ma più in generale sul modo in cui è possibile reagire alla “fine delle cose”. Si può acquistare per soli 6$ direttamente qui. Vediamo di farlo girare nelle scuole, grazie.

Ambientato in Islanda, durante un viaggio di piacere che l’autrice compie sull’isola (“la prima vacanza di questo tipo, nella mia vita da adulta”), What is a Glacier? si stratifica pagina dopo pagina – e attenzione che in totale le pagine sono solo 30, mica centinaia – diventando una riflessione su come l’impennata di turismo islandese stia rovinando la naturale bellezza del luogo, producendo ondate di inquinamento senza precedenti e come sia dura riprendersi dalla fine di una relazione (la sua, con Sarah, era terminata un anno prima).

Nel 2017, due milioni di persone hanno visitato l’Islanda. Il turismo ha un’incidenza importante sul PIL del Paese. Certo sono stati creati moltissimi posti di lavoro, ma a che prezzo? Per far posto ai turisti, che si ammassano in genere a Reykjavik, Airbnb sta sottraendo appartamenti al mercato immobiliare locale, provocando un aumento degli affitti per i residenti. Il centro si sta svuotando per fare posto a negozi di souvenir e alberghi. Molti turisti non rispettano segnaletica e strade, danneggiando la conformazione geologica del luogo. La crescente richiesta di approvvigionamento energetico mette sotto pressione l’ambiente naturale, provocando uno sviluppo inedito delle aree selvagge. Il governo locale sta cercando di trovare soluzioni che consentano di mantenere equilibrio tra preservazione della bellezza naturale e flusso turistico. Ci riuscirà?

Nel libro, Sophie Yanow sta ordinando una zuppa con la sua amica Hannah, in un bar riscaldato dell’isola, quando vede su un opuscolo che c’è la possibilità di visitare un ghiacciaio poco lontano. Non costa poco (“300 sacchi”). Da lì, viene assalita da una serie di dubbi: “E se non lo riuscissi a vedere, il ghiacciaio? Se questa fosse la mia unica chance? La mia presenza in Islanda sta favorendo il cambiamento climatico. Tutti questi viaggi in aereo. Il carburante. Il mio amico Bowen ha giurato di non salire mai più su un aereo. Mi chiedo se ci sia riuscito.”

Sono i giorni in cui è morto David Bowie, e non riesce a non pensarci, guidando per chilometri in mezzo al nulla mentre la radio passa Life on Mars?. “Non faccio caso alle morti delle celebrità, di solito. Ma lui c’è sempre stato. Sembra strano averlo perso”. Pensando a Bowie, ripensa anche alla sua ex, Sarah. E a suo padre, che con estrema nonchalance le aveva rivelato al telefono un approccio fatalistico ai compleanni (“Non pensavo ci sarei mai arrivato a festeggiarlo, questo”).

Il fumetto si concentra allora sulla sua ansia e il loop che è in grado di generare. Ansia che influenza non solo il suo modo di guardare il mondo e attraversarlo, ma anche le sue relazioni (romantiche o parentali). Il disegno è grezzo, non rifinito, tremolante, ma incasellato in una rigida griglia a 6 vignette che riesce a conferire ordine al caos interiore dell’autrice, che in questo modo riesce a rilassare il ritmo narrativo.

Proseguendo nella lettura scopriamo che in passato aveva avuto una brutta esperienza con la polizia di frontiera, viaggiando dagli USA al Canada, dove avrebbe dovuto vivere temporaneamente, per una residenza artistica. Alle numerose domande che le avevano fatto gli ufficiali, la fatidica “Cosa farai quando avrai finito i soldi?” l’aveva annientata, portandola a sviluppare una specie di paura ossessiva di poter essere deportata in qualsiasi momento. Forse avrebbe fatto meglio ad andarsene e basta – sarebbe stato meglio che vivere nell’insicurezza – ma in quel periodo conobbe Sarah e decise di restare. Per lei, con lei.

Scriveva qualche mese fa Paolo Giordano sul Corriere della Sera: “Nel cambiamento climatico c’entrano la nostra abitudine di spegnere le luci e le multinazionali del petrolio, il pesce che compriamo al mercato e gli allevamenti intensivi di vacche in Sud America, i piani per le nostre vacanze estive e la competizione economica fra Stati Uniti e Cina… Personale e globale s’intrecciano in modi così contorti che avere un’idea completa delle cause è pressoché impossibile. Per non parlare poi delle conseguenze: da una parte incendi e siccità dall’altra le piogge torrenziali, le estati più torride di sempre ma anche gli inverni più rigidi… In tanta confusione, di evidente resta solo questo: che il nostro cervello non è equipaggiato per gestire un simile ingorgo.”

Secondo lo scrittore, quando non riusciamo a gestire pensieri più grandi di noi “smettiamo semplicemente di provare a rappresentar[li]”. E se guardiamo a come gran parte dell’opinione pubblica ha ignorato il problema climatico negli ultimi Cinquant’anni, gli darei ragione, voi no? Ma mentre alcuni si coprono gli occhi e turano il naso, c’è anche una minoranza di persone, soggetti più sensibili ed esposti a condizioni patologiche, per cui “ogni centimetro in meno sui ghiacciai e in più sugli oceani” può essere motivo di stress e forte apprensione.

Ne parlavo all’inizio, per Sophie Yanow è (stato) così. Per la maggior parte del tempo in cui ci racconta di essere in Islanda, in realtà si trova nella sua stessa testa a riflettere sull’apocalisse e la sua fobia dell’abbandono, della morte imminente, sua e dei suoi cari. What is a Glacier? è un fumetto scritto in modo superlativo, senza una virgola fuori posto, che in poche pagine ci spinge a rientrare nelle nostre teste per trovare un modo sensato per affrontare le potenziali catastrofi del futuro.


Note:

– Yanow è appena stata candidata ai premi Eisner 2019 per il suo webcomic The Contradictions. Potete fare il tifo per lei e leggerlo su http://www.thecontradictions.com/.

– Il suo precedente libro War of Street and Houses (Uncivilized Books, 2013) è fuori catalogo purtroppo, ma se volete leggere altre sue riflessioni sulla pianificazione urbana, le teorie del controllo, la militarizzazione della polizia e la giustizia sociale, vi basta cliccare qui. (Non c’è di che!)

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