Cronachette. Della vita e della morte di gatta Esterina

È stato detto e scritto spesso, dagli uomini, che ciò che li distingue dagli animali è la capacità di utilizzare un linguaggio verbale per comunicare con i propri simili. Ma cosa succederebbe se anche gli animali parlassero, tra di loro e con noi? Se riuscissimo a comunicare con loro, conoscere la loro storia, identificare i loro problemi potremmo finalmente dire di essere riusciti a risolvere quell’enigma che è la comunicazione intraspecifica? Giacomo Nanni sembra suggerirci che con un po’ di esercizio e qualche sbalzo d’umore, beh, possiamo andarci vicino.

In Cronachette il fumettista romagnolo racconta come si sono conosciuti lui e la sua gatta, come hanno iniziato a comprendersi, comunicare reciprocamente, prendersi cura, farsi compagnia e riflettere insieme sulla vita. Cronachette è però anche molto altro. È un libro che parla di azioni minime e quotidianità rarefatta offrendoci un assaggio della sconfinata interiorità di Giacomo Nanni e della sua abilità di distillare il visibile in un linguaggio fumettistico sempre nuovo, senza rinunciare al proprio umorismo.

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Pittsburgh. Passeggiare nella memoria di Frank Santoro

Pittsburgh, Pennsylvania, è la città in cui Frank Santoro è nato ed è la città in cui oggi vive e lavora come fumettista ed insegnante d’arte. Per anni ha provato a starle lontano, vivendo a San Francisco, vivendo a New York. Negli anni Duemiladieci, però, ci è tornato e da allora pare averci fatto pace. Tornare a vivere nella propria città natale non è un’anomalia, per gli americani: traslocano molto nel corso della propria vita, ma se devono mettere radici spesso scelgono per un motivo o per l’altro di tornare al punto di partenza. Per Frank Santoro è stato così e Pittsburgh, il libro, è il risultato di questo ritornare con il corpo in città e con la mente a tutto quello che è successo alla sua famiglia in quei luoghi. Un provare ad esaminare, in modo quasi ossessivo, il proprio passato, la storia dei suoi nonni e dei suoi genitori.

Si potrebbe definire una sorta di “origin story”: la storia dei suoi genitori e dei suoi nonni che solo collateralmente diventa anche la sua storia. È la spiegazione di come andarono le cose prima che lui nascesse. La cronaca dell’allineamento astrale che vide sua madre, Anne Marie, ex reginetta della scuola, primogenita di quattro fratelli destinati ad avere un problema con l’alcool, sposare suo padre, Frank Santoro Senior, appena rientrato dal Vietnam, salvo per miracolo.

Prima ancora che un fumetto autobiografico, Pittsburgh è il tentativo dell’autore di avvicinarsi alla sua famiglia. Capirla. Pensando ai suoi genitori come persone, senza giudicarle per aver deciso di divorziare quando aveva 19 anni.

A distanza di oltre vent’anni, è ancora doloroso per lui pensare alla loro separazione. Il padre e la madre lavorano in ospedale, spesso con turni che coincidono, ma si comportano come se non si conoscessero. Se mai tra di loro c’è stato qualcosa, quella testimonianza è la vita stessa di Frank “Junior”, il loro unico figlio. Entrambi sono affezionati a lui e lui è affezionato ad entrambi. Ma non può resistere alla tentazione di immaginarli di nuovo assieme. Così, ricostruisce dialoghi della loro vita da sposati, conversazioni tra loro e i loro genitori (i grandparents Santoro), cercando di collocarsi in questa narrativa, senza uscirne come un fantasma.

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Sempre pronti. L’estate americana di una giovane russa

I campeggi estivi sono stati una costante della mia giovinezza fino a quando ho compiuto 14 anni. Dalle elementari alle medie, anno dopo anno, con lo stesso medesimo incrollabile gruppo di bambini e ragazzi partecipavo ad una settimana di vacanze organizzate dalla Parrocchia, rintanata nelle baite o case diocesane dell’Altovicentino. Con il mio fedele libretto dei canti e delle preghiere sottomano, imparavo nuove canzoni di Lucio Battisti, mi prendevo cura delle aree comuni, spettegolavo con le compagne, cucinavo e – se avanzava tempo – imparavo a conoscere meglio Gesù.

Soffrivo la lontananza da casa e spesso piangevo perché volevo tornare in città. Poi passava. Ogni volta tornavo a casa innamorata di un educatore diverso.

Sempre pronti di Vera Brosgol (Bao Publishing, 2019, traduzione di Michele Foschini) mi ha riportato a quel periodo, ricordandomi quant’era esplosiva la gamma di esperienze emotive che avevo vissuto nelle mie estati preadolescenziali. Gli slanci amicali, la vulnerabilità, le gelosie, le delusioni. Be prepared (questo il titolo originale del fumetto) si basa proprio sull’esperienza vissuta dall’autrice a uno di questi fantomatici campi scuola quando aveva 9-10 anni. È il resoconto tragi-comico della vita di Brosgol come giovane immigrata russa che non riesce ad entrare in sintonia con i suoi coetanei americani a causa di una serie di differenze sociali ed economiche e prova con tutte le sue forze a farsi accettare, senza sacrificare la sua cultura di appartenenza.

“Troppo povera, troppo russa, troppo diversa” rispetto alle sue coetanee di Albany, New York, Brosgol accoglie a braccia aperte l’opportunità di passare l’estate in campeggio come modo per emulare le sue amiche americane, abituate a trascorrere le vacanze nei campi migliori. Soprattutto, però, non vede l’ora di partire perché è consapevole che al campo ci saranno solo “russi come lei”. Nella sua comunità potrebbe forse trovare la tregua che cerca dal suo disagio quotidiano.

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Everything is Flammable. Madri, figlie e scolapiatti

Se aveste incontrato Gabrielle Bell all’inizio dell’estate del 2014, avreste detto che se la stava cavando piuttosto bene. Aveva disdetto l’abbonamento ad internet per evitare distrazioni, cambiato dieta in modo da mangiare più frutta e verdura, inventato metodi alternativi per sopravvivere all’afa, accettato l’idea che il suo computer fosse defunto, i soldi finiti. Le avreste persino rivolto uno sguardo intenerito ascoltando le evoluzioni del suo piccolo orto. Dopodiché avreste iniziato a notare lo strano sorriso con cui raccontava questa storia e capito che sotto sotto si sentiva sopraffatta dalle preoccupazioni e dall’ansia.

Reduce dalla pubblicazione del suo ultimo fumetto (Truth is fragmentary) e in attesa di trovare nuova ispirazione per scrivere dell’altro, si ritrovava ferma nella sua casa di Brooklyn, circondata da amici premurosi ma inquieta ed esausta. Quando un giorno…

Un giorno riceve una telefonata raggelante: la casa di sua madre è andata a fuoco in piena notte. Lei fortunatamente si è salvata ma l’incidente le è costato caro, tanto che ora è costretta a vivere in una tenda che le ha prestato un amico. Senza soldi, telefono o auto. La notizia (unita al senso di colpa di una figlia che sa di vivere lontana) smuove Bell al punto da spingerla ad iniziare una serie di viaggi da New York alle zone rurali della California settentrionale dove è cresciuta, per aiutare la madre a trovare una nuova sistemazione.

Everything is flammable (pubblicato da Uncivilized Books nel 2017, ancora inedito in Italia), nasce dunque per puro caso. Dagli appunti scribacchiati da Bell durante questi trasferimenti, per evolvere nel superbo resoconto a fumetti dell’esperienza catartica e surreale della reunion di due donne introverse e fragili che si ritrovano assieme dopo che il passato le aveva ferite e allontanate bruscamente.

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Università e pecore. Il privilegio al servizio degli altri

La vita di Don Lorenzo Milani è stata un’avventura breve, fulminante. Prete schierato dalla parte degli ultimi e voce di grande radicalità del clero fiorentino, Lorenzo credeva fortemente nella parola come strumento di libertà e nella scuola come strumento di apostolato. Morì nel 1967 a soli 44 anni, lasciando dietro di sé un’eredità spirituale e una testimonianza pedagogica enormi. In molti hanno provato ad afferrare, analizzare e trasmettere il suo insegnamento, con il passare degli anni. Tra questi contributi, l’uscita più recente ed interessante porta la firma di una fumettista: la pisana Alice Milani, che del sacerdote è niente meno che pronipote.

Università e pecore – edito da Feltrinelli Comics – è infatti una combinazione di fonti orali e scritte, di memoria e aneddotica famigliare, prima ancora che studio sui libri e le lettere scritte dal prozio per raccontare le sue battaglie, i desideri e i grandi ideali. Alice Milani ricostruisce il carattere del protagonista partendo dai racconti “di casa” di sua nonna Maria Teresa, per attraversare con curiosità e stupore le pagine scritte durante i quindici anni di sacerdozio.

Sposata con Adriano Milani, fratello di Lorenzo, Maria Teresa ha più di 90 anni e una gran voglia di chiacchierare. Tra sigarette e Campari, lei e Alice spettegolano e rievocano il passato con dialoghi degni delle migliori pagine di Rutu Modan e Marjane Satrapi (“Lorenzo aveva la mia età, era del ’23. Fosse stato un pellaccia come me sarebbe ancora vivo. Poveretto”). Una cornice narrativa che non invade la biografia di Lorenzo ma è semmai funzionale a mostrare il contrasto tra gli agi della famiglia nobile da cui proveniva e l’opposto delle scelte che fece in seguito.

È questo approccio inedito alla figura complessa e multisfacettata di Don Lorenzo, che rende il libro una piacevole eccezione nel panorama attuale delle biografie disegnate. Quello di Alice è un Lorenzo Milani battagliero, ostinato e contrario, appassionato e profondamente coinvolto in quello che fa e dice (motti ne aveva tanti, ma il più significativo era “I care”, ho a cuore/mi interessa, opposto del “Me ne frego” fascista).

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Susceptible. Il lessico famigliare di Geneviève Castrée

Susceptible è il fumetto con cui l’artista canadese Geneviève Castrée ha raccontato la vera storia della sua infanzia, dalla nascita fino all’agognato giorno in cui ha lasciato la casa di sua madre, a 18 anni. È un volume di qualche anno fa, 2012. Prima di allora Castrée aveva pubblicato alcuni libri di fiction (l’esordio da giovanissima, proprio a 18 anni, con Lait Frappè che ha ricordato anche Nicoz Balboa qualche mese fa su Fumettologica), ma mai autobiografie.

“Ne avevo bisogno”, dirà in numerose interviste, citando alcuni episodi depressivi particolarmente pesanti da cui potè riprendersi proprio grazie all’arte e alla creatività che non l’hanno mai abbandonata. “Pensavo: Al diavolo. Mi libererò di questa storia una volta per tutti e passerò oltre. Mi ha fatto bene”.

Cronaca malinconica di una famiglia disfunzionale, Susceptible ottenne un grosso plauso dalla critica, venne nominato per i Cartoonist Studio Prize e fu pubblicato anche in Francia e Germania. Quello che era piaciuto del libro era soprattutto l’onestà del racconto (affidato al personaggio della giovane Goglu, alter ego dell’autrice) e la grazia con cui aveva saputo riportare sulla pagina la combinazione di immaturità e infelicità che costituiva il dna della sua famiglia.

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The Hard Tomorrow. Felicità a momenti e futuro incerto

Nell’Ottocento, i poeti romantici tedeschi avevano coniato il termine Weltschmerz (“dolore cosmico”) per descrivere la sensazione di inadeguatezza e impotenza che provavano di fronte alla realtà crudele che opprimeva le loro libertà e la loro capacità di realizzarsi come individui. Il concetto vi suona familiare? Forse perché anche voi disperate per lo stato del mondo oggi e avete notato che le ragioni per rispolverare l’uso del termine non mancano.

Dalla politica isolazionista che sta sorgendo su entrambe le sponde dell’Atlantico, alle disparità economiche cupe e crescenti, alla crisi dei rifugiati, al ritorno del fascismo e del nazionalpopulismo, fino alla sempre trascurata crisi climatica, la sensazione diffusa è che il mondo sia sfuggito al nostro controllo e che i pochi che ancora detengono il potere e gli strumenti per guidarlo non siano interessati a farlo.

In questo contesto diventa persino difficile riconciliare il desiderio di avere dei figli con lo stato del mondo in cui li faremmo nascere. Voler diventare genitori, in un mondo sull’orlo del collasso, è un comportamento da irresponsabili? Eleanor Davis ha provato a dare una sua risposta a questa domanda da un milione di dollari con il suo ultimo libro a fumetti, The Hard Tomorrow, uscito il mese scorso per Drawn & Quarterly. Una storia meravigliosa e ricca di empatia su una coppia di giovani sognatori che stanno cercando di costruirsi un futuro nonostante tutto (compreso il privilegio di poter scegliere).

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Boundless. Il talento senza limiti di Jillian Tamaki

Non si sa bene come, ma una delle poche testate cartacee che quest’estate si è occupata dell’uscita italiana di Boundless, la prima raccolta di storie brevi a fumetti di Jillian Tamaki, è stata Cronaca Vera. Sì, proprio il settimanale di costume e cronaca nera diventato un culto tra gli amanti del trash editoriale italiano. Francamente non pensavo nemmeno dedicasse spazio ai libri, nel delirio delle sue rubriche.

Per il resto, l’esistenza di Senza limiti (questo il titolo scelto dalla casa editrice Coconino Press per il volume, inserito nella collana Warp) è passata un po’ in sordina. Il che è, come dire, un peccato. Il nome dell’autrice canadese non è nuovo al pubblico italiano, che porta ancora addosso come postumi di una sbornia amorosa i ricordi delle letture di Skim e E la chiamano estate, i sofisticati coming-of-age che aveva realizzato a quattro mani con sua cugina, la scrittrice Mariko Tamaki.

Forse giugno non era il giusto in cui farlo uscire, chissà. O forse il formato scelto per quest’edizione non è piaciuto (un po’ più grande dell’originale, che certe storie paiono galleggiare nella pagina). In ogni caso meglio fare un po’ da megafono perché questa è la prima prova di Tamaki come autrice unica che ci passa per mano. Boundless è un fumetto personale, imprevedibile e stupefacente che riesce a gettare un ponte tra mainstream e sperimentazione in modo estremamente naturale.

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Chlorine Gardens. Essere madre, moglie e artista bipolare

Vorrei immediatamente riconoscere a Keiler Roberts un grande merito. Quello di avermi fatto appassionare alla vita ordinaria (e ragionevolmente agiata) di una donna sposata, sua figlia e le sue amiche tramite un racconto asciugato di quelle leziosità o iperboli che in genere caratterizzano le storie di chi racconta, seppur con modestia, quant’è bella la sua famiglia. Le sue sono opere malinconiche, a tratti scomode, che offrono uno spaccato di vita familiare onesto e riconoscibile (sia per chi ha figli, che per chi non ne ha). Disegnate in modo minimale, senza colori, ombre o profondità, come per rafforzare il tono anti-sentimentale della narrazione.

Keiler Roberts è una fumettista di 38 anni, nata a Milwaukee e residente a Chicago. Dal 2009 è autrice dell’autoproduzione autobiografica Powdered Milk, latte in polvere, che le è valsa svariate nomination – e una statuetta – agli Ignatz award come Outstanding Minicomic ed è stata raccolta in alcuni volumi, ultimo dei quali è Chlorine Gardens uscito nel 2018 per Koyama Press.

In questo fumetto, Roberts racconta il suo rapporto con la figlia piccola Xia, con il marito Scott Roberts (anche lui fumettista) e con il loro cane spelacchiato Crooky, oltre alle interazioni frequenti con altri membri della famiglia e studenti del suo corso di fumetto alla SAIC (School of the Art Institute of Chicago).

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The Breakaways. Dalla parte delle bambine queer

L’ultimo libro di Cathy G. Johnson si intitola The Breakaways ed è uscito ad aprile per First Second, editore newyorkese noto per avere in catalogo i libri di alcune delle migliori autrici di fumetto Young Adult contemporanee (da Jen Wang a Tillie Walden, da Pénélope Bagieu a Vera Brosgol, da Lucy Knisley a Colleen AF Venable, fino alle divinità Jillian e Mariko Tamaki). Solo in questi primi mesi del 2019, First Second ha pubblicato quattro chiacchieratissimi titoli, incentrati su protagonist* queer alla ricerca del proprio posto nel mondo e della propria sessualità.

Con svariate autoproduzioni e due graphic novel dedicati a tematiche LGBTQQIA all’attivo, Cathy G. Johnson si inserisce perfettamente in questo filone, e ciò non è sfuggiato agli organizzatori del Toronto Comic Arts Festival, che quest’anno l’hanno voluta a due panel dai titoli emblematici: “Queer & Trans Comics for Kids” e “Queer YA Comics from First Second”.

Johnson, che per molti anni si è dedicata all’insegnamento in veste di Art Educator, ha scelto di ambientare il suo terzo romanzo a fumetti in una scuola media, e incentrarlo sulle vicende di una squadra di calcio piena di studentesse disadattate: le Bloodhound (“Segugi”). Un gruppo eterogeneo di ragazze, ciascuna col suo carico di drammi esistenziali, ma spavalde, indipendenti e buffe, che nel corso dell’opera impareranno a farsi spazio nel mondo. Una sconfitta per volta.

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