The Prince and the Dressmaker. Libertà, uguaglianza, extravaganza

A quattro anni di distanza da In Real Life, graphic novel che aveva disegnato su sceneggiatura di Cory Doctorow, Jen Wang torna in libreria con The Prince and the Dressmakeruna fiaba ambientata nell’Ottocento e raccontata con un linguaggio contemporaneo, interamente scritta e disegnata da lei per un pubblico di giovani adulti. Grazie a Bao Publishing manca pochissimo per averlo nelle librerie e nelle fumetterie italiane: col titolo Il principe e la sarta (e la traduzione di Caterina Marietti) uscirà giusto questa settimana.

Come prima cosa, un consiglio: non fermatevi alla prima riga di sinossi perché rischia di portarvi fuori strada. “Principe ereditario colpito dal talento di una sarta di umili origini le offre un lavoro come sua personale designer di corte” pare una banalità della peggior specie, vero? Oltre questa premessa tutto sommato insipida si apre invece un libro eccezionale sull’amicizia e l’amore che trascendono il binarismo di genere.

Al centro della storia la passione comune di Sebastian e Frances per la moda e gli abiti femminili di haute couture. Una li realizza per lavoro, l’altro… li indossa per diletto. La sera, infatti, il principe ama sgattaiolare fuori dalla sua reggia indossando gonne e parrucche per diventare la stilosa Lady Crystallia, icona ammirata ed invidiata da tutto il popolo della notte di Parigi. La sua identità è però ancora “closeted” (a corte sono solo in due a conoscere il suo segreto – il fido assistente Emile, e ora Frances) e mantenerla tale sarà sempre più difficile, soprattutto ora che ha compiuto 16 anni i suoi genitori vogliono vederlo sposato e concentrato sulle sue responsabilità di futuro regnante.

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The Breakaways. Dalla parte delle bambine queer

L’ultimo libro di Cathy G. Johnson si intitola The Breakaways ed è uscito ad aprile per First Second, editore newyorkese noto per avere in catalogo i libri di alcune delle migliori autrici di fumetto Young Adult contemporanee (da Jen Wang a Tillie Walden, da Pénélope Bagieu a Vera Brosgol, da Lucy Knisley a Colleen AF Venable, fino alle divinità Jillian e Mariko Tamaki). Solo in questi primi mesi del 2019, First Second ha pubblicato quattro chiacchieratissimi titoli, incentrati su protagonist* queer alla ricerca del proprio posto nel mondo e della propria sessualità.

Con svariate autoproduzioni e due graphic novel dedicati a tematiche LGBTQQIA all’attivo, Cathy G. Johnson si inserisce perfettamente in questo filone, e ciò non è sfuggiato agli organizzatori del Toronto Comic Arts Festival, che quest’anno l’hanno voluta a due panel dai titoli emblematici: “Queer & Trans Comics for Kids” e “Queer YA Comics from First Second”.

Johnson, che per molti anni si è dedicata all’insegnamento in veste di Art Educator, ha scelto di ambientare il suo terzo romanzo a fumetti in una scuola media, e incentrarlo sulle vicende di una squadra di calcio piena di studentesse disadattate: le Bloodhound (“Segugi”). Un gruppo eterogeneo di ragazze, ciascuna col suo carico di drammi esistenziali, ma spavalde, indipendenti e buffe, che nel corso dell’opera impareranno a farsi spazio nel mondo. Una sconfitta per volta.

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What is a Glacier? Prepararsi alla fine del mondo come lo conosciamo

Negli ultimi quindici anni lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost ha provocato un innalzamento del livello medio dei mari. Le temperature sono aumentate generando incendi, siccità, tsunami e ondate di calore che hanno provocato devastazioni senza precedenti. L’impatto che il cambiamento climatico sta avendo sul nostro mondo fisico è ormai chiaro e manifesto a chiunque (sì, è il caso di ringraziare anche Greta Thunberg e il movimento Fridays For Future per questo, oltre al New York Magazine). C’è però un fenomeno che è stato in parte ignorato dagli studi ambientali: si tratta dell’impatto che queste situazioni stanno avendo sulla salute mentale della popolazione mondiale.

Un numero crescente di prove dimostra che il cambiamento climatico e i suoi effetti sono collegati a tassi elevati di depressione, ansia, pensiero suicida, stress post-traumatico e una serie di emozioni negative tra cui rabbia, disperazione e senso di perdita. Per definire questo fenomeno è stato persino coniato un termine: “cordoglio climatico” (climate grief).

Sophie Yanow è una fumettista e attivista americana emigrata in Canada che sulla sopravvivenza dell’umanità ha riflettuto parecchio. Graphic reporter per The Nib e il Guardian, in un momento di pausa dalla sua attività di giornalistica ha realizzato nel 2017 What is a Glacier? (letteralmente Cos’è un ghiacciaio?) un breve fumetto uscito per l’etichetta indipendente Retrofit/Big Planet. Una storia autobiografica, sorprendentemente acuta e pregnante, sul cordoglio e l’ansia climatica, ma più in generale sul modo in cui è possibile reagire alla “fine delle cose”. Si può acquistare per soli 6$ direttamente qui. Vediamo di farlo girare nelle scuole, grazie.

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Queer: A Graphic History. Altolà alla normatività

Se c’è una cosa che ho imparato negli anni trascorsi a Soft Revolution è che non si può essere buoni alleati LGBTQ+ se non si conoscono il passato, il presente e i problemi attuali che colpiscono le persone LGBTQ+ nel mondo. C’è bisogno di leggere, ascoltare, aprire gli occhi – insomma, educarsi – sui linguaggi queer, sulla storia e i problemi di giustizia sociale. Anche se questo implica il più delle volte mettersi in discussione e rivedere in toto le proprie posizioni.

Quando uno dei miei contatti Instagram ha condiviso un estratto di Queer: A Graphic History (nello specifico, una fulminante citazione di Michael Warner, l’autore di The trouble with normal), ho capito subito che sarebbe stato un libro da recuperare alla svelta, per imparare qualcosa di più non tanto sull’attivismo quanto sul pensiero, la teoria, queer.

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Sex Fantasy. L’intimità è una fregatura?

Sex Fantasy è la serie di minicomics che Sophia Foster-Dimino ha realizzato e pubblicato sul suo Tumblr tra il 2013 e il 2017, vendendone occasionalmente copie cartacee in forma di zines, durante le convention del settore. Un lavoro che le è valso innumerevoli Ignatz Award (i premi assegnati durante SPX, Small Press Expo): come miglior minicomic, miglior serie e artista più promettente dell’anno.

Nel 2017 questa serie è diventata un libro grazie all’intervento della leggendaria editor Annie Koyama – che ci aveva visto lungo e da tempo aveva chiesto a Sophia di poter fare un libro assieme. Koyama ha preso le storie e le ha raccolte in un volume che riesce a rimanere più possibile fedele al piccolo formato delle versioni originali (15x15cm circa), pur presentandosi con una foliazione assai ampia: 440 pagine, ciascuna con una singola vignetta per volta. A confermare la giustezza dell’operazione, tac, un altro Ignatz come miglior raccolta (2018).

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Trottole. Elogio della vulnerabilità

In principio erano un centinaio di pagine. Tillie Walden le aveva disegnate a fatica, per lo più erano scene in cui si era ritratta mentre pattinava su ghiaccio, paesaggi. Non sapeva ancora se poi sarebbe stata in grado di svilupparle narrativamente, fino a farle diventare una storia completa. Tantomeno un libro di 396 pagine intitolato Spinning (Trottole, nell’edizione italiana).

Era stata una campionessa di pattinaggio artistico su ghiaccio per 12 anni. 12 lunghi anni scanditi da una routine marziale: sveglia alle quattro di mattina, allenamento, scuola, secondo allenamento e poi a letto. Nel weekend, altri allenamenti e gare.

Dopo aver smesso con questo sport si era appassionata al disegno tanto da volersi iscrivere al Center for Cartoon Studies. Lassù nel Vermont il suo talento non era passato inosservato, tuttavia la prima volta che aveva provato a integrare il suo passato sportivo nel mezzo-fumetto aveva avuto un blocco. Forse uno dei suoi primi blocchi creativi importanti, una tragedia per lei che da quando aveva iniziato a disegnare fumetti non si era mai fermata un momento (il ritmo con cui sfornava titoli pubblicati da “veri” editori era infatti stupefacente: solo durante i due anni al Ccs avrebbe pubblicato tre libri, infiocchettati da riconoscimenti come due Ignatz award e una nomination agli Eisner).

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