Arrendersi mai. “Work-life balance” di Aisha Franz

Click clack click. Il rumore dei tasti premuti freneticamente sul computer. Click clack click. La colonna sonora dei millennial impiegati negli uffici fisici o virtuali del mondo. Click clack click. La sinfonia del sovraccarico lavorativo. La fanfara del burnout. Click clack click. Per la dottoressa Sharifi? Una banale tecnica di Asmr per rilassarsi e prendere sonno. Click.

In Work-life Balance, la fumettista tedesca Aisha Franz ci mette di fronte alla villain definitiva. Spietata, implacabile, svuotata di oggi goccia di empatia: la dottoressa Sharifi, la strizzacervelli a cui non interessa minimamente la vita dei propri pazienti! Durante le sedute legge il cellulare, si distrae di continuo, interrompe, cambia argomento, sembra quasi godere nel maltrattare i suoi assistiti (scoreggia pure di fronte ad una di loro, rimanendo impassibile).

Pubblicato nel 2022 da Reprodukt, poi tradotto in varie lingue tra cui italiano nel 2024 (per 24ORE Cultura Comics) Work-life balance è una satira sulla cultura contemporanea del lavoro di cui non sapevamo di avere bisogno. L’apatica dottoressa Sharifi è una macchietta dai tratti volutamente esagerati, farseschi. Uno specchio deformante che, paradossalmente, ci restituisce un’immagine più che nitida della realtà. Una realtà dove il lavoro, lungi dall’essere una dimensione di realizzazione personale, diventa uno spazio di tensione permanente, dove anche le strutture che dovrebbero offrirci sollievo mentale, riproducono gli stessi meccanismi di alienazione.

Aisha Franz, che è nota al suo pubblico per essere un’autrice fortemente autoironica (su Instagram il suo handle è @aishathesheriff, provate a leggerlo canticchiando Bob Marley) – disegna la dottoressa Sharifi a sua immagine e somiglianza. Capelli a caschetto raccolti in uno stravagante chignon, occhiali rotondi a montatura sottile e scarpe con la zeppa: sembra aver portato anche in questo libro una versione di sé; il fatto che sia poi il personaggio peggiore non fa che accrescerne l’effetto comico.

Nel fumetto racconta le vite di Anita, Rex e Sandra, tre pazienti in cura dalla dottoressa Sharifi, ciascuno sopraffatto a suo modo da una situazione lavorativa instabile e profondamente disumanizzata.

Anita è una ceramista che si arrabatta vendendo le sue creazioni su Etsy ed è tormentata dalla gelosia del successo altrui, per esempio quello dell’amica con cui condivide lo studio, che presto esporrà in uno dei palazzi più esclusivi della città. Rex è un programmatore costretto a reinventarsi come rider, dopo essere stato scaricato dall’azienda tech in cui lavorava senza sosta. Sandra è una senior database strategist sessualmente frustrata, che lavora per la stessa azienda che ha licenziato Rex e intrattiene una relazione segreta con un collega, fino a quando la situazione non le sfugge di mano e viene allontanata.

L’autrice assegna ad ogni personaggio una tonalità dominante: viola per Anita, verde per Rex, azzurro per Sandra. In alcune tavole il colore è carico e vivido, in altre è tenue ed evanescente. Un contrasto che echeggia la graduale perdita di definizione delle vite dei tre protagonisti e le loro sporadiche esplosioni d’energia. La dottoressa Sharifi, dal canto suo, dimostra una sopraffina abilità nel “matchare” tali colori con quelli dei suoi outfit. 

Ognuno dei personaggi ricorre a rimedi goffi e tragicomici per non far trapelare all’esterno la propria insoddisfazione cronica. Anita cerca conforto nel vino e nelle atmosfere gentili dei video di Marie Kondo; Rex scivola gradualmente verso il mondo dell’hacking; Sandra si concentra sul suo profilo “Sandralicious” di YouTube (qui Metube) creando vlog irrealistici.

Aisha Franz è del 1984 e in un’intervista a Broken Frontier ha spiegato che il fumetto doveva inizialmente concentrarsi, più che il lavoro, sullo zeitgeist in cui è immersa la sua generazione (“The collective feeling of a specific demographic that I feel adjacent to or part of. Urban millennials from the Global North to be more specific”). Avendo però preparato il fumetto durante il periodo pandemico, la questione del lavoro e del modo in cui queste persone lo affrontano e vi si misurano (in presenza e online) è emerso “almost naturally”.

Descrivendo le disavventure di Anita, l’autrice finisce così per prendere di mira il mondo dell’arte (che ben conosce), partendo dall’autoreferenzialità delle scuole di specializzazione per arrivare all’intellettualismo tipico di certe istituzioni culturali contemporanee. Così facendo solleva interrogativi complessi sul consumo e sulla natura dell’arte stessa. Quanto c’è di autentico, quanto di fuffa? Quel che è certo è che il personaggio della giovane scultrice si prenderà alfine la sua rivincita: durante l’inaugurazione della mostra “Champagne Allusions” si inserirà nella conversazione tra due artisti inventando di sana pianta un commento sull’opera principale, lasciandoli esterrefatti e affascinati.

Nel caso di Sandra e Rex, l’autrice sposta il focus sulla cultura delle start-up, ridicolizzando i loro uffici parchi-gioco e le loro discutibili politiche sull’abbigliamento (noterete senz’altro le pantofole che i dipendenti sono costretti ad indossare al posto delle scarpe). Luoghi in cui l’inclusione sbandierata dagli slogan rimane solamente di facciata, dove i dipendenti vengono visti come risorse modulari: utili in fase di espansione, sacrificabili nella fase di consolidamento. Il licenziamento di Rex è una performance, un triste spettacolo, confuso da un linguaggio verbale e corporeo informale e amicale. D’altro canto Sandra, per via del suo comportamento problematico sul posto di lavoro, viene redarguita dai suoi responsabili e messa in congedo non retribuito. Tale decisione è comunicata in maniera ambigua, molle, performativa (“We want to go easy on you Sandra”). Le ci vorrà del tempo prima di realizzare di essere stata non solo licenziata, ma addirittura bandita dall’accesso agli uffici.

“Work-life balance” è un fumetto iperdinamico, ricco di gag visive paradossali, che tuttavia per la maggior parte utilizza una griglia classica a sei vignette. Il contrasto è affascinante: con la compostezza e regolarità di tale layout l’autrice riesce a creare il perfetto contrappunto alla confusione interiore dei suoi imbranati protagonisti. 

Riguardo il disegno: le anatomie dei personaggi sono esasperate (colli assenti, piedi come enormi ovali, capelli ridotti a ghirigori o poche linee dritte) e gli arredi resi con sintetica ironia (il tavolino in vetro curvato di Anita, le sedie in design scandinavo della dr. Sharifi, il poster motivazionale appeso nella camera di Sandra). Tutto concorre ad amplificare il senso di grottesco delle vicende narrate, creando un irresistibile codice visivo che può essere letto/decodificato solo con un’immersione totale. 

Mentre scrivo queste righe, non posso non pensare alla dottoressa Sharifi/Franz e alle sue tecniche di autorilassamento (click clack click). Mi immagino un futuro alternativo in cui questo fumetto viene letto durante un seminario sul work-life balance, compiendo così il suo felice viaggio nell’assurdo dei nostri tempi. Click clack click.

Work-live balance utilizza un registro assurdista per parlarci di sogni e di delusioni coltivate all’interno della realtà lavorativa contemporanea. Tocca un nervo scoperto e per questo potrebbe risultare un fumetto amato quanto indigesto, dipenderà dalla sensibilità dei lettori. Non invita né alla speranza (illusione pericolosa) né al cinismo (reazione incompleta): propone eventualmente la ribellione e l’accettazione ironica. Per usare le parole della stessa autrice: “Make it weird, surreal, absurd and you actually get the closest to reality and your true self”.


Note:

  • Ho letto Work-life balance nell’edizione Drawn&Quarterly (2023). Per questo riporto passaggi e immagini dalla versione in lingua inglese.
  • Aisha Franz è nata in Germania, da genitori cileni e colombiani. Attualmente vive a Berlino, dove tra le altre cose si occupa della gestione di “Clubhouse”, una residency e un progetto editoriale internazionale promosse dallo studio Colorama.
  • Questo non è il suo primo libro edito in Italia: già nel 2012 avevamo potuto leggere grazie a Canicola il suo Alien, fumetto di esordio nato come tesi di laurea, poi valsole un premio Boscarato (Treviso Comic Book Festival) come Miglior autrice straniera.
  • Franz insegna e svolge regolarmente attività di tutoraggio in istituti tedeschi e non, ad esempio la Burg Giebichenstein University of Art and Design di Halle e la Scuola d’arte Sint Lucas di Anversa.

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