The hard tomorrow. Felicità a momenti e futuro incerto

Nell’Ottocento, i poeti romantici tedeschi avevano coniato il termine Weltschmerz (“dolore cosmico”) per descrivere la sensazione di inadeguatezza e impotenza che provavano di fronte alla realtà crudele che opprimeva le loro libertà e la loro capacità di realizzarsi come individui. Il concetto vi suona familiare? Forse perché anche voi disperate per lo stato del mondo oggi e avete notato che le ragioni per rispolverare l’uso del termine non mancano.

Dalla politica isolazionista che sta sorgendo su entrambe le sponde dell’Atlantico, alle disparità economiche cupe e crescenti, alla crisi dei rifugiati, al ritorno del fascismo e del nazionalpopulismo, fino alla sempre trascurata crisi climatica, la sensazione diffusa è che il mondo sia sfuggito al nostro controllo e che i pochi che ancora detengono il potere e gli strumenti per guidarlo non siano interessati a farlo.

In questo contesto diventa persino difficile riconciliare il desiderio di avere dei figli con lo stato del mondo in cui li faremmo nascere. Voler diventare genitori, in un mondo sull’orlo del collasso, è un comportamento da irresponsabili? Eleanor Davis ha provato a dare una sua risposta a questa domanda da un milione di dollari con il suo ultimo libro a fumetti, The Hard Tomorrow, uscito il mese scorso per Drawn & Quarterly. Una storia meravigliosa e ricca di empatia su una coppia di giovani sognatori che stanno cercando di costruirsi un futuro nonostante tutto (compreso il privilegio di poter scegliere).

Al centro di tutto c’è Hannah, che ha una trentina d’anni e vive in una roulotte nei boschi assieme al suo compagno Johnny e il cane. Durante il giorno va in città per prendersi cura dell’anziana Miss Phyllis e nel resto del tempo si batte per migliorare una società governata dai fascisti, assieme alle sue amiche attiviste del collettivo Humans Against All Violence (HAAV).

Sta cercando di avere un figlio, ma senza risultati. Quando fa l’amore con Johnny resta con le gambe sospese a mezz’aria perché ha letto su Reddit che così aumentano le probabilità di concepire.

Una volta ne ha parlato anche con Miss Phyllis, che di figli ne ha avuti ben sei e l’esile vecchina le ha strappato un sorriso quando ha suggerito che lui dovrebbe smettere di indossare boxer troppo stretti, per avere migliori chance di fertilità. Nel frattempo Johnny, che un lavoro non ce l’ha ma si concede grandi investimenti in marijuana, sta cercando di costruire una nuova casa per entrambi.

La cornice in cui si svolge la loro storia è quella oscura e paranoide di un’America militarizzata in cui Mark Zuckerberg è diventato Presidente (sì, proprio lui); è tornato lo spettro delle armi chimiche; i megafoni sono considerati armi contundenti e per questo proibiti alle manifestazioni e la stampa è diventata un organo di propaganda. La resistenza si organizza tramite meeting e social e quando può prova a prendersi delle piazze.

Davis, che ha partecipato negli ultimi anni alle attività di Athens 4 Everyone, organizzazione politica della sua città (Athens, Georgia), eccelle nel raccontare cosa significa manifestare utilizzando la nonviolenza e perché questa risulta essere più efficace dell’uso della violenza. Se, infatti, sono diversi i modi in cui si può reagire a una situazione ritenuta ingiusta, non tutti possono permettersi di rispondere al caos con altro caos. “Sentite, qui c’è anche gente vulnerabile che non può rischiare l’arresto”, spiega Gabby a delle militanti che per protestare stavano distruggendo proprietà pubbliche.

Gabby è la migliore amica di Hannah, una femminista e naturalista queer con un curioso taglio di capelli. Gabby è un membro storico dell’HAAV e una persona di grande integrità, che chiama le ingiustizie col suo nome e lavora sodo per cambiare le cose e rendere la sua città un posto più inclusivo ed ospitale. Ciononostante, per il suo atteggiamento viene spesso considerata una “killjoy”, una guastafeste senza senso dell’umorismo (lo stesso Johnny preferisce evitarla, se possibile).

Una delle sequenze più importanti del libro, vede proprio Gabby e Hannah discutere animatamente sul motivo per cui una dovrebbe voler avere figli, nel mondo terribile in cui vivono. In mezzo a un bosco dove si erano fermate per raccogliere funghi (con Gabby che si rivela un’esperta di micologia e snocciola dati tecnici su tutto ciò che raccolgono), le due amiche si trovano in aperto disaccordo sulla loro idea di futuro. “Per cosa pensi che tutti ci stiamo battendo così duramente?” urla Hannah all’amica. “Per un futuro pacifico, Gabby! Per il FUTURO!”. La discussione prosegue anche in auto, mentre ritornano a casa. Ma i toni sono già più pacati, e Hannah prova a far sorridere Gabby dicendole che a volte i pensieri possono diventare realtà, quindi perché non immaginarsi cose positive come il Presidente che prende una botta in testa e si risveglia socialista, oppure la cancellazione del debito scolastico, o la casa finalmente costruita da Johnny?

All’opposto dello spettro di Gabby, troviamo Tyler, il migliore amico di Johnny che Hannah cerca di evitare in ogni modo. Un personaggio inquietante che sembra uscito da un fumetto di Nick Drnaso, fissato con le teorie cospirazioniste e il controllo governativo, che finisce per ammalarsi delle sue stesse idee. Anche Tyler contesta a Johnny una visione troppo semplicistica del futuro e lo ammonisce di continuo circa la necessità di “farsi trovare pronti” a quello che succederà. “Tu sei un uomo di pace, John. Ma non importa quanto cavolo coltiverai nel tuo orto, se non sai difendere ciò che è tuo, sarà qualcun altro a prenderselo.”

In un certo senso, Gabby e Tyler sono parte integrante della storia perché sono inseparabili da ciò che Hannah e Johnny devono vivere se vogliono diventare genitori con gli occhi ben aperti. La cosa incredibile è che l’esperienza dei protagonisti è molto specifica e codificata, ma lo storytelling di Eleanor Davis è così fluido, naturale e autentico che ogni sentimento che la protagonista prova, ogni paura, ogni incertezza diventano rapidamente le nostre paure ed incertezze. Non ho mai vissuto in una roulotte, ma so cosa significa desiderare di poter avere una casa di proprietà; non ho mai lavorato come badante ma ho accudito una persona morente e so cosa si prova a sapere presto o tardi dovrai dirle addio; non mi sono mai tagliata i capelli per emulare un’amica, ma ho conosciuto molte Gabby nella mia vita.

Considerata una gigante della narrazione illustrata (Jillian Tamaki l’ha definita “Comics God” e persino un mostro sacro come Jaime Hernandez dice che nessuno disegna come lei), Davis sa benissimo come mantenere viva l’attenzione dei lettori, alleggerendo quella che altrimenti sarebbe una narrazione fin troppo carica di emotività con genuini momenti di humour dei suoi personaggi (Miss Phyllis su tutti) e in cabina di regia non sbaglia una nota, piegando la griglia a seconda dell’intensità della scena, dettando perfettamente i tempi della storia, accelerando e rallentando dove serve. L’essenzialità e la morbidezza del disegno in bianco e nero lavorano assieme montando la tensione fino alle pagine finali del libro dove la sinergia di segno, passione e speranza raggiungerà il suo apice.

Ha raccontato ad Hollywood Reporter che le prime idee per il libro le sono venute nel 2016 dopo l’elezione di Trump, nel periodo in cui aveva iniziato a partecipare più attivamente alla politica della sua città e contemporaneamente accudiva sua suocera, che era gravemente ammalata, e vagheggiava con Drew (Weing, suo marito, anche lui fumettista) di avere dei figli.

Tuttavia sarebbe sbagliato considerarlo un libro autobiografico. Ciò che è certo è che è personale, intimo e fortemente politico. “Spero che ci perdonerai per averti fatto nascere in questo mondo bello e terribile” ha scritto Davis nella dedica, rivolta al figlio che sarebbe nato di lì a pochi mesi.

The Hard Tomorrow è un libro avvincente (visivamente perfetto) che ci insegna prima di tutto a non giustificarci per le scelte che facciamo, purché siamo noi a farle e non i nostri timori. Ci dice anche che abbracciare la gioia, quando si manifesta nel nostro mondo personale, è l’unico modo per non farsi annientare da ciò che esiste all’esterno. Che il cambiamento è il risultato di piccolissime vittorie quotidiane, che otteniamo al di là dell’ondata nera della Storia e per questo avere qualcosa che aiuti a guardare avanti piuttosto che a concentrarsi su come si sta affogando è fondamentale. Se per qualcuno questo significa avere un figlio, perché no?


Note:

• Eleanor Davis ha partecipato alla serie “Frontier” di Youth in Decline con un fumetto breve intitolato BDSM. Una storia che personalmente amo molto e mi sento di definire imperdibile per chi voglia approfondire la sua bibliografia. Parla dell’amicizia e del complesso rapporto di fiducia tra due attrici di film per adulti.

Negli anni Davis ha collezionato numerosi riconoscimenti per il suo lavoro di fumettista. Quando nel 2015 ha ritirato l’Ignatz per il suo How To be Happy (premiato come Miglior Antologia), ha voluto spendere due parole per ringraziare tutti e spiegare l’immenso valore dell’autoproduzione, del fare fanzine e metterci dentro se stessi. Per fortuna qualche angelo ha caricato su YouTube il video della premiazione così possiamo goderne tutti.

• Sulla paura di avere figli in tempi bui, qui trovate un’interessante riflessione della scrittrice Megan O’Grady sul New York Times: “La genitorialità non è un accogliente rifugio dalle cose del mondo, ma semmai un’immersione totale nei suoi problemi e nei suoi orrori”.

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