Shhh. Se una notte d’estate, un’adolescente

Era dai tempi de E la chiamano estate delle cugine Tamaki o di Sorelle di Raina Telgemeier che non leggevo un fumetto in grado di raccontare con tale precisione la nostalgia delle tradizioni estive e il cruciale passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Shhh, l’estate in cui tutto cambia, recentemente pubblicato da Mondadori nella collana Contemporanea (con traduzione di Elena Putignano), è un debutto letterario sorprendente. L’autrice, la norvegese Magnhild Winsnes, ha quasi quarant’anni e fino a pochi anni fa si era dedicata esclusivamente all’animazione, sia come illustratrice ed art director che produttrice di corti e lungometraggi disegnati. Nel suo portfolio, anche un corto premiato con l’Oscar (The Danish Poet, del 2006, diretto dalla bravissima Torill Kove).

Il suo Shhh (Hysj in originale) è un graphic novel di 368 pagine, ascrivibile al filone Young Adult. Al centro della storia, il processo di crescita della vivace Hanna, una ragazzina che sta andando a trascorrere una settimana di vacanza nella casa al mare degli zii e delle due cugine: l’adorata Siv, e la maggiore Mette.

Hanna è convinta che quella sarà un’estate come le altre: all’insegna delle corse nei prati, dei tuffi in mare, della raccolta di granchi, delle gare a chi fa la pipì che lascia il solco più lungo sull’erba. Ma la realtà è che la natura e i giochi hanno smesso di essere interessanti e monopolizzanti per le sue amiche, che ora sono invece tutte prese dal loro corpo in trasformazione e dai ragazzi, di cui cercano la compagnia. In particolare, un biondino che guida da schifo di nome Sindre.

La prima avvisaglia di cambiamento, per Hanna arriva con una domanda che le porge distrattamente Siv al suo arrivo: “Hai già… baciato?”. Ma un attimo dopo è già scappata via, quasi dimentica di averlo chiesto, o più probabilmente disinteressata alla risposta. Hanna non ha mai baciato nessuno e non ha problemi a dirlo ma è incuriosita dal fatto che alla cugina sia venuto in mente di parlarne. Quando si fa coraggio e chiede se invece lei ha baciato qualcuno, la replica innocente è un “ni”, perché Siv non ne è sicura (“Solo sulla guancia sai”).

Il secondo indizio è rappresentato dal corpo di Mette. Prosperoso, slanciato, adulto. Agli occhi di Hanna, la cugina maggiore appare come una divinità magnetica, da studiare con spirito da antropologa. Il suo seno lasciato scoperto in spiaggia e visibile sotto le magliette è una novità a cui nessuno l’aveva preparata!

La vestizione di Mette (o: Le tette di Mette)

Poi ci sono le varie “sfide dei record” (record di apnea, record di granchi pescati o insetti catturati). Tutte mini competizioni che per Hanna avevano costituito in passato l’apice del divertimento, bellissimi ricordi di momenti trascorsi con Siv, che ora però non entusiasmano più la sua socia.

Improvvisamente, quindi, Hanna si rende conto che la vita attorno a lei è diventata tutta una questione di segreti e piccole bugie. Guai a dire alla zia che Mette esce con Sindre, a rivelare che qualcuno fuma, ad ammettere di essere andata a curiosare nella stanza di altri.

“Devi imparare a tenere la bocca chiusa”: il suggerimento che Siv le dà una sera, non suona come un rimprovero ma come un consiglio rassegnato. Vuole far capire ad Hanna che in ballo c’è molto di più di un rimprovero degli adulti. Quello che rischia di perdere se non “tace” sulle questioni che non la riguardano è qualcosa di prezioso e fragilissimo: l’amicizia delle cugine e la possibilità di far parte del loro gruppo.

Shhh è una storia ben scritta, leggera e spiritosa. Una storia che come E la chiamano estate lavora soprattutto di sottrazione. I dialoghi sono brevi, le didascalie omesse. Non ci sono kit preconfezionati di informazioni sui personaggi di cui i lettori possono usufruire per decifrare il racconto. Tutto poggia sui silenzi, gli sguardi, i gesti e le frasi troncate dei protagonisti. È attraverso questi dettagli che riusciamo a seguire il lento ma inesorabile allontanamento tra cugine.

Le tavole, non da ultimo, sono una vera delizia per gli occhi. Quella di Winsnes è una narrazione per immagini spettacolare: fluida, cinematografica. Gli anglofoni utilizzerebbero un’espressione molto poetica per dire che il libro è un “page-turner”, un’opera da cui non ci si stacca prima di averla terminata, una lettura inarrestabile.

Il debito dell’autrice nei confronti della sua formazione professionale emerge con prepotenza nell’uso del colore e delle inquadrature: mai uguali, mai ferme, come le protagoniste. Con un tratto pulito che restituisce un profondo senso del luogo in cui si svolge la storia, Winsnes ci regala così pagine piene di ritmo che alternano “esplosioni” del movimento delle ragazze, a primi piani esagerati, vignette inghiottite dallo sfondo bianco e vomitate nello spazio notturno.

Shhh è un libro che conshhhiglio a quei lettori temerari che vorranno rivivere con occhi diversi la propria infanzia, le estati routinarie passate con la famiglia e le amicizie perdute.


Note:

• L’autrice in questi giorni è in Italia per la Fiera del libro per ragazzi di Bologna.

• Il libro è uscito nel 2017. Pochi mesi dopo la pubblicazione si era aggiudicato cariolate di importanti riconoscimenti, tra cui il First Book Prize dal Ministero della cultura norvegese.

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