Fendente. Uno squarcio aperto sull’adolescenza

Terrificanti, cruenti, controversi, iconici. Alcuni dei momenti più memorabili della storia del cinema provengono dai film horror del sottogenere slasher, dove i protagonisti vengono cacciati e uccisi in maniera violenta da qualche maniaco omicida. Avete presente l’apparizione di Leatherface in Non aprite quella porta? Jamie Lee Curtis che si nasconde nell’armadio in Halloween? L’inseguimento nel bosco con Robbi Morgan in Venerdì 13? La telefonata prima della tragica morte di Drew Barrymore in Scream? Dagli anni Settanta in avanti, l’influenza di queste pellicole sull’immaginario collettivo ha rapidamente trasceso i confini statunitensi per toccare ogni parte del globo. Incluso il nord della Francia, dove viveva il timido e introverso Antoine Maillard, che quand’era adolescente questi titoli li divorava (“Je suis un enfant de la vhs”). Questo interesse giovanile gli tornerà utile molti anni dopo – terminata l’EESI di Angoulême – per la creazione di una storia inquietante e oscura: quella di Fendente, suo esordio a fumetti pubblicato in Italia da Coconino Press e vincitore del premio per il miglior fumetto “crime” al Festival di Angoulême 2022.

Nella tragica sequenza di apertura del libro, due liceali muoiono per mano di un uomo misterioso che le colpisce a morte con una mazza da baseball. L’indomani i loro corpi vengono ritrovati nel campo della scuola, nello sgomento generale della piccola comunità. La tv parla di un assassino non identificato, che indossa un bomber sportivo e un cappello col frontino. Nel corso dell’opera la tensione di saperlo ancora a piede libero si intreccerà con le reazioni degli adolescenti coetanei delle vittime: gli inseparabili Dan, Pol, Ralf e la figlia del professore di matematica, Laurie.

Daniel (“Dan”) è un timido nerd occhialuto, vessato dalla madre iperprotettiva. Pola (“Pol”) è figlia incolpevole di una madre alcolizzata, considerata da tutti un maschiaccio per il modo in cui veste e lo spirito caparbio e irrequieto con cui affronta la vita. Ralf è un ragazzino piuttosto naif, appassionato di videogiochi, che si limita a stuzzicare gli altri due. Fuori dal triangolo, Laurie, che è in terapia per curare uno stress post-traumatico di cui non riusciamo inizialmente a cogliere la causa.

Mentre la maggior parte dei giovani in città non vorrebbe fare altro che continuare ad uscire con gli amici, bere e fumare in santa pace, questi quattro adolescenti sfuggono alla comprensione dei propri genitori, beatamente inconsapevoli di quello che sta accadendo. Condividono un disagio più o meno radicato, insieme a una certa sete di ribellione. Col progredire della storia diventa evidente come siano loro il principale oggetto di interesse di Maillard. Più degli omicidi o del movente dell’assassino: quali sono i cambiamenti che questa “presenza” scatena nelle vite dei protagonisti?

L’autore ci racconta nel dettaglio la quotidianità di Daniel, che combatte con i suoi oscuri e implacabili appetiti sognando di sbarazzarsi della madre; e di Pola, che all’insaputa dei suoi amici fa i soldi spacciando all’interno della scuola, in combutta con dei ragazzi più grandi. Sarà proprio lei la prima ad assistere per caso a una delle apparizioni del killer, sfuggendo per poco ai suoi colpi mortali. Per prudenza inizierà a girare armata di pistola, ignara che anche Daniel stia facendo lo stesso, ma con un coltello. La classica narrazione coming-of-age di Fendente si trasforma, pagina dopo pagina, in una sua versione più ansiogena e disorientante. Sconfiggere il male non è mai così semplice. Per citare Thomas Ligotti: “Le nostre vite abbondano di domande sconcertanti a cui qualcuno si sforza di dare una risposta, mentre il resto di noi lascia correre”.

Maillard gioca con i tropi classici del genere slasher (uno dei personaggi nasconde un segreto; tra i morti c’è l’idiota di turno ma pure qualcuno di totalmente inaspettato; gli adulti sono inutili; il killer sembra invincibile; molte sequenze si svolgono nel folto di un bosco) e li riposiziona all’interno di un’atmosfera di grande suspance, che tralascia il gore e gli effetti speciali per affidare “lo spavento” ai contrasti chiaro-scuro e le sfumature consentite dalla matita. La scelta di questo tool è forse la cosa più sorprendente per un libro di questo tipo. A colpi di portamine, con grande abilità, Maillard scolpisce la luce creando immagini di forte impatto e fascino visivo, che rendono palpabile l’aura di mistero che permea l’intera storia (il volto dell’assassino non viene mai mostrato, così come i volti degli uomini sognati da Laurie).

Oltre al Twin Peaks di David Lynch, il giovane autore sembra aver studiato le lezioni del gigante Daniel Clowes (suo personale mito, nonché autore celebre – tra le altre cose – per realizzare storie a fumetti che attingono ampiamente dall’immaginario popolare di cinema, tv e musica rock’n’roll) e di Gregory Crewdson (maestro della cosiddetta “staged photography”, la fotografia inscenata). Il risultato è che in Fendente tutto si muove attraverso una strana mescolanza di realtà e sogno. Alcune vignette appaiono come nebulose, evanescenti. Questo non significa che il libro sia lento, anzi: l’assenza di spazio bianco a separare le vignette concorre a garantire la vivacità e l’ambiguità della narrazione.

Viene da mordersi le mani giusto verso la fine, quando Maillard affida a poche tavole mute la conclusione “telefonata” di una storia che, fin lì, aveva mantenuto invece un livello molto alto. Sarebbe stato molto interessante sviluppare con un ultimo dialogo la complicata relazione tra i protagonisti, ma anche avere una tavola di chiusura per Laurie, vittima di stupro, la cui storyline risulta così ridotta ad espediente narrativo, preso purtroppo alla leggera.


Note:

Sul suo profilo Instagram trovate una gallery di splendide illustrazioni a tema slasher (incluso Halloween, il film).

Fendente sarà presto sarà disponibile anche in lingua inglese, via Fantagraphics. Il titolo scelto dall’editore di Seattle, a scanso di equivoci, sarà Slash them all.

• Curiosamente, il processo di lavorazione della storia è stato molto discontinuo, dato che Maillard subito dopo il diploma aveva avviato una prolifica attività da illustratore (New Yorker, Atlantic, Telerama sono solo alcuni dei suoi clienti più conosciuti). Ci sono voluti virtualmente dieci anni per completare Fendente, ma lui ha sempre creduto nel progetto. Un viaggio durato due mesi a San Francisco, per una residenza artistica, gli ha dato infine lo sprint per completarla.

• Il suo prossimo fumetto, ha promesso, sarà a colori.

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